26 Marzo 2019

Shirley Jackson

“Una delle cose più belle del lavoro di scrittrice è che nulla va mai sprecato. Un po’ come la casalinga frugale che mette da parte con cura i fagiolini avanzati e il bacon freddo, per poi metterli magnificamente in tavola dentro un elaborato spezzatino”. Questa è una delle più grandi scrittrici americane, Shirley Jackson (1916-1965),casalinga-scrittrice, schiava per tutta la sua (troppo breve) vita sia della scrittura, sia della famiglia (un rapporto conflittuale con la madre che l’ha sempre fatta sentire indesiderata e mai amata e la delusione derivante dal matrimonio con un uomo egoista e infedele): tant’è che le protagoniste delle sue storie sono quasi sempre orfane di madre oppure figlie di madri incapaci di amarle. La Jackson è una scrittrice prolifica di racconti del terrore che solo recentemente ha cominciato ad ottenere i riconoscimenti che merita, forse grazie anche alla serie Hill House (Netflix, 2018), tratta da quello che può tranquillamente considerarsi un autentico classico del genere gotico, L’incubo di Hill House (da cui erano già stati tratti due film, Gli invasati, nel 1963, e Haunting-Presenze, nel 1999). Dopo Abbiamo sempre vissuto nel castello e L’incubo di Hill House, Adelphi ha recentemente edito anche Paranoia, raccolta di sketch familiari dai risvolti comici, saggi e recensioni, relazioni sul mestiere di scrivere, lezioni di scrittura. Il materiale qui sapientemente raccolto (corredato da illustrazioni e schizzi della stessa Jackson) è stato fatto recapitare ai figli da un mittente anonimo a trent’anni dalla morte della madre. Stephen King, che di paure demoniache, di esorcismi e magie, nonché di ambienti stregati se ne intende non poco, già nel 1980 aveva dedicato L’incendiaria proprio a Shirley Jackson, “che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce”.

L.D.B.

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