21 Agosto 2019

Taranto Libera - Gazzè, Elio e gli “Oesais” tra gli artisti più acclamati





Un contributo dalla “lontana” Taranto per raccontare (anche a Varese) il concerto del primo maggio, i diritti dei lavoratori, la voglia di musica e di aggregazione che non conoscono né confini e né distanze.


La Redazione

“Taranto è una città spartana, abituata a combattere” urla sul palco Mama Marjas, l’artista tarantina soul, tra gli artisti che hanno calcato le scene dell’uno maggio tarantino. Una voce fuori dal coro: “Non vado a Milano a fare musica perché mi piace troppo Taranto”. A far ballare il pubblico, oltre a lei, ci hanno pensato il gruppo folk “Terraross”, l’ ”Istituto Italiano di Cumbia”. Anche quest’anno il racconto sociale ha trainato la musica, con gli interventi di vari rappresentanti dei movimenti No Tav, No Tap che hanno rilanciato il loro messaggio di lotta. Tra i vari, il videomessaggio di Ilaria Cucchi: “Per i diritti non esistono compromessi”. I “Cittadini liberi e pensanti”, il Comitato che organizza da anni l’evento, che non si abbatte ai colpi che la loro lotta contro l’inquinamento ambientale subisce. Avevano confidato nelle promesse andate deluse del Movimento 5 Stelle che aveva garantito loro bonifiche ambientali, ma non demordono. La nuova amministrazione “Arcelor Mittal” continua ad inquinare, secondo i dati Arpa, più di prima. Taranto spartana continua la lotta al grido di “Taranto libera”, l’urlo all’unisono di questa manifestazione. Rimasti invariati, anche quest’anno, i presentatori: Valentina Petrini, Valentina Correani e Andra Rivera, e la direzione artistica affidata a Michele Riondino, Roy Paci e all’ artista tarantino Diodato. La line up ha concesso soddisfazioni ai palati più “indie” con Maria Antonietta, alle sonorità anni ’70 un po’ sorrentiane di Andrea Laszlo De Simone. Notevole l’esibizione di Max Gazzè accompagnato dal maestro Elio con look dell’occorrenza. “Salvarti dal precipizio quello che una musica può fare” ha cantato Max. Malika Ayane ha scaldato con la sua voce suadente un clima già rovente, dovuto più che alle condizioni metereologiche, agli animi dei circa 50mila arrivati da ogni dove, con i suoi successi “Satisfy my soul”, “Tempesta” e “Tempo”. “Ce l’ho fatta quest’anno a venire, sono felice, perché quello che mi ha maggiormente colpito della manifestazione è soprattutto l’organizzazione umana che c’è dietro, partita davvero dal basso, autofinanziata. E’ questo che mi porterò e racconterò di Taranto quando ritornerò a casa”. Per i pugliesi, ovazione per il ritorno dopo venti anni degli “Oesais”, la parodia pugliese degli Oesis, ad opera del duo comico “Toti e Tata”, ovvero Emilio Solfrizzi e Antonio Stornaiolo, i “genitori artistici” di Checco Zalone. Per un pubblico non pugliese, neanche i sottotitoli sarebbero accorsi in aiuto. Mitici. Ritorno di Vinicio Capossela, un gradito habituè di questo palco, alla sua terza esibizione. Capossela ha suonato con una banda d’eccezione, “La banda dei suonatori di Brema”, con l’accompagnamento, per l’occasione, di Roy Paci e Daniele Sepe, ed ha presentato il nuovo singolo “Povero Cristo” il cui video è stato girato a Riace. Riace, che col suo messaggio di accoglienza, è stata ricordata dal suo sindaco, Mimmo Lucano, apparso in un contributo video, salutando il palco. Si è esibito Bugo, l’artista milanese, l’indimenticabile interprete di “Fammi entrare nel giro giusto”, il nuovo cantautore Di Martino, mai banale, essenziale ma d’impatto, che meriterebbe di essere più conosciuto. A chiudere, osannato di più giovani, Vicii all’una inoltrata. Tra i più osannati, “Cor de fomento”, la storia del rap romano. Il pubblico presentava una strana mistura di giovanissimi, genitori col passeggino e anziani anche tra le prime fila. Sintomo che il primo maggio, a Taranto, sia molto avvertito anche dagli adulti, perchè la fabbrica non è poi così distante, la vedi ingombrante alle spalle se ti sposti un po’ più su dalle mura del Parco Archeologico che ospita primo maggio; il fumo lo vedi che aleggia appena imbocchi la statale per ritornare a casa. E vorresti mettergli un tappo affinchè non fiatasse più.

Mariangela Agrusti

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