TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI – Intervista esclusiva per Vivamag

Dopo oltre vent’anni di carriera i Tre Allegri Ragazzi Morti si fanno in cinque e tornano con il nuovo album “Inumani”. Un capitolo colossale, che racchiude tutta l’essenza e la sperimentazione sonora della band di Pordenone. In attesa del tour, abbiamo Intervistato Enrico Molteni, bassista del gruppo e fondatore della Tempesta Dischi, per farci raccontare tutti i retroscena.

Strumentalmente parlando Inumani è un disco pieno di canzoni spesse. I racconti contenuti nei brani hanno lasciato spazio ad arrangiamenti e collaborazioni capaci enfatizzare tutti i suoni che hanno pervaso la musica dei TARM in oltre vent’anni di carriera. Per questo tour puntate a scuotere il pubblico attraverso una dimensione live senza precedenti?

In questo tour di presentazione di Inumani saremo in cinque e sì, il concerto è molto ricco e potente. Siamo felici di avere Adriano Viterbini sul palco con noi, ci sono momenti in cui mentre suoniamo non vorremmo chiudere la canzone perché sta facendo numeri emozionanti. Infatti non non la chiudiamo e godiamo.

 “Inumani” è il terzo episodio della trilogia, iniziata con “primitivi del futuro” e proseguita con “nei giardini dei fantasmi”. A dirla tutta qui nella provincia di Varese e nell’alto milanese non si era capito molto che si trattava di una trilogia. Ci potete spiegare meglio il concept?

La trilogia è legata alla produzione di Paolo Baldini e all’incontro con nuovi suoni e generi. Il legame è dettato dallo sguardo sul mondo. Non che prima fossimo chiusi, ma dal 2010 in poi abbiamo davvero avuto molta voglia di ridisegnare i nostri orizzonti.

 In questa ultimo vostro album sono presenti un delirio di collaborazioni. Jovanotti, Viterbini, Alosi, Maria Antonietta e le Luci Della Centrale Elettrica solo per citarne alcuni. Ci potete raccontare un paio di episodio epici, buffi o “inumani” che, collaborando con loro, vi hanno colpito?

Volendo sono molti gli aneddoti inumani. Viterbini è arrivato da Roma fino a Pordenone con furgone e sua attrezzatura per registrare una piccola parte in una canzone ma alla fine ci siamo gasati così tanto che ha suonato praticamente in tutto il disco. È stato emozionante. Oppure è stato bello quando ci siamo promessi che in questo disco non avremmo fatto canzoni reggae e poi è arrivata il provino chitarra e voce di Maria Antonietta e abbiamo deciso subito di farla reggae.

 La dimensione femminile è da sempre al centro del vostro immaginario naif. In “Inumani” però questa visione è fortemente accentuata. Come mai?

Non credo ci sia un perché, è così e basta. Forse lo capiremo anche noi meglio tra un po’ di tempo.

 Qual è il rimprovero che il vostro produttore Paolo Baldini vi dice più spesso?

Ahahaha, ce ne dice di tutti i colori! Però in realtà è molto bravo a valorizzare i nostri pregi quindi è giusto che metta bene a fuoco anche i nostri difetti.

 L’artwork dell’album tra booklet, foto promozionali e copertina è stato affidato a tre titani della comunicazione e dell’arte grafica: Sterven Jonger, Alessandro baronciani ed Annapaola Martin. Ci potete raccontare com’è nato questo super team?

A dire il vero le foto con Sterven non sono nel booklet, sono solo utilizzate per scopi promozionali. L’incontro per il booklet è stato Toffolo / Martin / Baronciani. Davide questa volta non ha disegnato ma ha ritagliato. Tutti i paper cuts sono stati da lui fatti seguendo un’onda lunga che va da Hans Christian Andersen passando per Jad Fair. Dopodiché è andato in giro per Milano fotografando con Annapaola i paper cuts poggiati su tutti i tipi di pavimenti, prati, tombini e così via. Poi le foto sono state lavorate da Baronciani che ha avuto l’intuizione di eccitare tantissimo i fondi, facendo risaltare i paper cuts. È stato un bel lavoro di squadra.

 Federico Guglielmi in “Riserva Indipendente (pag.92)”, riferendosi al vostro mondo naif legato all’adolescenza, ha testualmente detto che (i TARM) “per un po’ sono stati fantastici. Poi si sono ripetuti e ancora dopo hanno cercato di battere strade diverse, ma non riuscendoci sempre al meglio”. In effetti sono passati oramai 20 anni da quando avete iniziato. l’immaginario legato all’adolescenza non iniziate a sentirvelo un po’ stretto?

Federico mi ha scritto dicendo che Inumani è il suo preferito di questa trilogia! E poi direi che l’immaginario dell’adolescenza non lo stiamo alimentando noi quanto i giornalisti stessi.

 L’anno scorso avete suonato al Rugby Sound a Parabiago. Durante l’esibizione vi siete tolti la maschera ma avete bloccato il concerto a causa del pubblico che ha provato ad immortalarvi a viso scoperto. Per voi che significato ha oggi la maschera, dato che ormai i vostri visi si possono facilmente trovare in rete

La maschera non serve per nascondere le nostre identità ma per accedere ad un immaginario.

Davide Felletti

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