Volemia – L’intervista di VivaMag

Una giovanissima band dalla provincia di Varese, insieme dal 2009, che dopo anni di prove, sperimentazioni e esperienze live, arriva al primo disco ufficiale “Eh?”, in cui emerge la loro passione per sonorità ispirate ai classici degli anni ’70 e ’90. Un suono heavy e psichedelico, con tonnellate di distorsione, riff serrati, sonorità vintage, “Eh?” è stato suonato tutto in presa diretta per mantenere l’energia e lo spirito live della band e registrato nello studio “La Sauna” di Varese, con mix di Andrea Cajelli e mastering di Andrea De Bernardi presso Eleven Mastering.

Ciao Volemia, riuscite a descriverci quello che è il vostro suono e come si è evoluto nel corso del tempo visto che il vostro incontro risale al lontano 2009?

Il nostro suono attuale lo vediamo limpido e ruvido, come uscire dalla doccia dopo un’ora ma ancora sporchi. Quando ci siamo conosciuti sperimentavamo molto con gli effetti ma eravamo meno alla ricerca di un determinato tipo di suono, l’importante erano i pezzi. Crescendo abbiamo scoperto tante sonorità diverse a cui ci siamo ispirati, non riuscendo però a definirne una completamente nostra. Quello che è ora il nostro suono lo dobbiamo anche al periodo che abbiamo passato alla Sauna, lo studio dove abbiamo registrato “Eh?”, Cajo (il fonico) ci ha chiesto che suono volessimo e noi abbiamo risposto “un suono che sia nostro”, è anche grazie a lui se siamo riusciti a trovare una nostra identità.

Nel 2016 è uscito il vostro primo vero album “Eh?”, potete spiegarci il perché della scelta di questo titolo così particolare? Cosa volevate trasmettere?

Volevamo un titolo breve ed universale, che trasmettesse ironia ed incomprensione.

Da quest’album viene estratto anche il video del vostro singolo “L’ebbrezza del vuoto”, da dove vengono le idee all’origine di questo video? Cosa cercavate di comunicare? Chi ha contribuito alla sua realizzazione? 

Abbiamo cercato di sfruttare al meglio gli strumenti di ripresa a nostra disposizione andando molto a sensazione, creatività ed immaginazione. Il nastro adesivo, la ripresa nell’acqua sono tutte idee nate dal contesto e dal tentativo di fare le cose nel modo meno scontato possibile, cercando allo stesso tempo di trasmettere la nostra identità. Una parte della realizzazione è merito anche di alcuni nostri amici che ci hanno aiutato e che per questo ringraziamo.

All’interno di “Eh?” troviamo moltissimi suoni diversi, quali strumenti, oltre a quelli classici come basso, chitarra e batteria, avete usato per realizzarlo?

Abbiamo suonato vari synth, strumenti acustici (ovetti, tamburelli, chitarra, uno strumento assurdo che fa il verso dello rana, fischietto, un’ampolla), tastiere e violoncelli suonati sull’iPad. Ah e abbiamo sfasciato una chitarra per la fine de “L’ebbrezza del vuoto”.

Molte volte (purtroppo) nella musica si è soliti etichettare i gruppi emergenti usando altri già inseriti nel panorama, e nel vostro caso siete stati paragonati a gruppi come i Verdena. Come vi ponete nei loro confronti? Ritenete che questa somiglianza ci sia effettivamente? 

I Verdena ci piacciono, ci paragonavano a loro anche 7 anni fa e all’epoca non sapevamo chi fossero. Sappiamo che per gli artisti emergenti è una prassi essere accostati a realtà già esistenti, noi, come credo ogni musicista, vogliamo essere semplicemente noi stessi.

Chi è tra voi a comporre i testi? Da dove viene la vostra ispirazione? 

Ognuno dice la sua riguardo ai testi, ci sono versi e strofe di tutti e tre però sono io (Michele) che mi occupo della stesura finale, ispirandomi alle mie sensazioni e visioni. I testi saranno un aspetto che approfondiremo sempre di più in futuro.

Mentre per i titoli? Ci sono alcune curiosità che volete raccontarci?
Il compito di trovare i titoli è mio (Lorenzo), anche se tutti e tre proponiamo ciò che ci passa per la mente. Alcuni tra i più particolari sono ad esempio “Keef (una teoria da paranoide)” che non é per Keith “Keef” Richards, bensí per Marcus Keef, che ha realizzato la copertina di Paranoid dei Black Sabbath, oppure “L’ebbrezza del vuoto” frase che era scritta sul muro di un bar pieno di matti.

Perché la scelta di cantare in italiano mentre molti gruppi preferiscono usare l’inglese? 

Abbiamo deciso di cantare in italiano per due motivi: principalmente perchè essendo la nostra lingua madre, ci permette di esprimerci meglio e di essere più diretti, inoltre non abbiamo una padronanza e una pronuncia tale da risultare ugualmente convincenti in inglese.

Quali sono state le vostre maggiori influenze? Non solo per la composizione ma anche riguardo allo stare sul palco e il rapportarsi al pubblico. 

Le nostre maggiori influenze derivano dagli anni ’70 e ’90 ma ce ne sono alcune anche nei ’60 (Beatles, per esempio) e nei ’50 (Elvis), inoltre cerchiamo di stare attenti anche alle nuove band, che per la maggior parte conosciamo andando in tour. Per quanto riguarda il palco, siamo concentrati a fare un bel concerto, se il pubblico è caldo siamo caldi anche noi, e se non lo è cerchiamo di scaldarlo.

Quali sono stati i concerti a cui siete andati che vi sono rimasti più impressi?

I concerti a cui tutti e tre teniamo di più sono stati: Mudhoney, Melvins e Marlene Kuntz.

Mentre invece dei live a cui avete suonato che non vi dimenticherete? 

Sicuramente non ci dimenticheremo il primo live nel parco del paese in cui viviamo (Gornate Olona), esattamente 8 anni fa, il secondo invece, molto più recente, è stato al Circolo Svolta di Rozzano con Nic Gyalson, artista che abbiamo conosciuto alla Sauna grazio a Cajo e con cui abbiamo stretto un grande rapporto.

Cosa state facendo ora? Quali sono i vostri progetti per il futuro? 

Per il momento abbiamo in programma un concerto il 16 giugno al NeverWasRadioFest 2017, un’intervistra il 22 giugno in una radio indipendente di Bodio con mini live acustico, e tante altre novità, tra cui le magliette nuove, collaborazioni con altre band…insomma, andremo avanti a suonare tanto, anche dopo “Eh? Tour”, cercando di aumentare sempre di più il numero dei concerti!

 

 

 

Sara Ferraro

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