Why Desperados – Sand Flood EP


Artista: Why Desperados

Album: Sand Flood EP

Etichetta: Autoprodotto

Anno: 2014 

Voto: 6.5

Con colpevole ritardo recensisco questo lavoro dei Why Desperados: band del novarese (Dormelletto per essere precisi) che la scorsa stagione fra live club e festival ha calcato molto frequentemente i palchi della provincia di Varese e non solo.

I cinque (Matias Peruch e Gianluca Barbaglia alle chitarre, Nicolò Cagnan alla batteria, Giuseppe Muscatelli al basso e Andrea Archita alla voce) si formano nel maggio 2012 e dopo un primo demo lo scorso marzo 2014 sfornano il loro primo vero e proprio EP: “Sand Flood” prodotto dalla band e da Nicolò Maggio che cura anche l’ottima registrazione e il mastering.

Diciamo subito che già al primo impatto si capiscono molto chiaramente le intenzioni della band: la cover del disco (ad opera di Francesco Gazzi) rappresenta un vero e proprio tributo a quella pietra miliare dello stoner rock che è “Blues for the Red Sun” dei Kyuss e se è vero che “la confezione è spesso metà del prodotto” non si rimane delusi da quello che racchiude al suo interno.

Quattro brani (Mala Suerte, Breath, Blind (Or What?) e Pianeta Geyser) riportano indietro il tempo alla fine degli anni’80 e ai primi anni’90 da qualche parte in California dove “tempeste di sabbia soniche” (Sand Flood) gettavano le basi di quel mix fra hard rock, punk, metal e psichedelia che ha dato origine allo stoner rock.

Chitarre fuzzanti al punto giusto, batteria potente e precisa e un basso carico di una quantità di basse incredibili sono la giusta base su cui poggia una voce dal piglio sempre sicuro seppur in qualche momento monocorde ma piacevole.

Un ep che ricorda dunque i momenti migliori di band come Unida, i primi Queens of The Stone Age, Fu Manchu ma su tutti gli indimenticabili Kyuss. Troppo breve probabilmente per farsi l’idea esatta sulle potenzialità della band ma abbastanza per poterne apprezzare il tiro e il lavoro svolto per gli ottimi arrangiamenti.

Solo una cosa mi sento di suggerire in tutta onestà: seppur al cuore non non si comanda sarebbe davvero un peccato dedicarlo tutto alla migliore band di John Garcia (Kyuss) e smettere di pescare fra le influenze più disparate.

Lo stoner rock è pur sempre un genere “bastardo” e purificarne la razza sarebbe un imperdonabile errore.


 

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